Parco mediterraneo, Roma

Roma: un viaggio di 3 ettari attraverso l'evoluzione del paesaggio mediterraneo.

Siamo a Roma, immersi in un contesto storico dichiarato patrimonio UNESCO, dove vincoli paesaggistici severi abbracciano l’intera area.

Qui abbiamo raccolto la sfida di plasmare un parco di tre ettari, coniugando il rigore normativo con una visione ecologica profonda. Ispirandoci alla fluidità del nastro di Möbius, abbiamo disegnato un sistema di percorsi che funge da ossatura, collegando l’abitazione a ogni angolo del giardino.

Non è solo un parco, ma un organismo complesso dove la presenza umana sfuma gradualmente nella natura selvaggia.

Il cuore del progetto è la rappresentazione in miniatura delle successioni vegetali mediterranee.

Vicino alla casa, ambiente antropico per eccellenza, troviamo la gariga: un ecosistema ricco di biodiversità e profumi, tipico dei suoli poveri e assolati. Allontanandosi, le forme biologiche mutano: le piccole erbacee lasciano spazio agli arbusti della macchia e infine ai grandi alberi della foresta climax.

Questo gradiente di complessità invita all’esplorazione, trasformando una semplice passeggiata in un viaggio attraverso il tempo e gli stadi evolutivi della natura.

La gestione idrica è stata il faro guida. Abbiamo eliminato il classico prato inglese, idrovoro e fragile, sostituendolo con “prati alternativi” di Phyla nodiflora e Achillea crithmifolia, calpestabili e ricchi di biodiversità.

Questa scelta non solo riduce i consumi, ma rispetta le esigenze dei Pinus pinea esistenti.
Al centro, la presenza di maestosi Celtis e Cercis ha ispirato la creazione di una prateria naturale: qui le fioriture spontanee si alternano ai piedi degli alberi, creando un dialogo tra la verticalità delle chiome e il movimento leggero delle erbe.

Ogni metro quadrato è stato realizzato secondo il metodo del Mediterranean Mixed Planting.
Non si tratta di semplici aiuole, ma di comunità vegetali scientificamente calibrate per occupare ogni nicchia ecologica.

Piante strutturali, compagne e coprisuolo convivono in un equilibrio dinamico che richiede “cura” e non semplice gestione.
È un giardino che non rimane mai uguale a se stesso, ma evolve anno dopo anno sotto la guida discreta del paesaggista, diventando sempre più resiliente, autonomo e affascinante.

Alcuni elementi nelle immagini sono stati omessi per pura discrezione e rispetto della privacy.

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