Colline romane
Castelli Romani: geometrie silenziose e macchia mediterranea in un giardino vivo.
Situato sulle colline romane, questo giardino si svela come un racconto lento. Documentarne l’evoluzione negli anni ci ha permesso di confermare la sua resilienza, caratteristica intrinseca del giardino naturalistico.
Lontano dalla statica perfezione classica, qui l’identità muta e si raffina nel tempo. Abbiamo favorito un ecosistema dove la nostra mano accompagna soltanto, lasciando alla natura il ruolo di protagonista assoluta.
Un’opera che chiede pazienza, destinata a maturare con grazia per suggerire, sottovoce, un nuovo e possibile equilibrio.
Abbiamo cercato un dialogo tra il rigore della forma e la libertà del paesaggio. Spazi definiti sfumano in volumi morbidi, in un equilibrio mai definitivo.
È un giardino che non si ripete: evolve, costruendo nel tempo la propria anima. Nessuna imposizione, solo un accompagnamento gentile.
Lasciamo che le piante, crescendo, ammorbidiscano le linee e accarezzino i percorsi, restituendo quella naturalezza che solo l’attesa sa donare. È l’estetica del divenire che supera la forma immobile.
La tecnica qui si fa invisibile custode. In fase d’impianto abbiamo migliorato il terreno con sabbia e inoculato le piante con funghi simbionti che, legandosi alle radici, sostengono e proteggono l’intero organismo vegetale.
La selezione botanica è un inno alla macchia: Arbutus unedo, Myrtus communis e Phillyrea angustifolia creano quinte che ritemprano lo spirito. Cistus e Teucrium donano struttura, mentre un rifugio per le farfalle, tra Buddleja e Verbena, porta vibrazione vitale.
Ogni specie è posizionata intuendone l’evoluzione, tassello insostituibile di una coreografia ecologica complessa che garantisce salute e bellezza nel tempo.
Le aree centrali sono un intreccio di texture vibranti. Stipa tenuifolia e Festuca glauca danzano al vento accanto alle note di Lavandula e Perovskia. Convolvulus ed Erigeron velano la terra con delicatezza.
Questo racconto visivo continuo conferma la profondità del percorso intrapreso. È un invito a rallentare, per osservare come la natura, ascoltata con rispetto, sappia comporre bellezza durevole e scenari di inattesa poesia.
Il lavoro è stato pubblicato su:
– Gardenia, Luglio 2020.
– Ville & Casali, Speciale “Giardini”, Aprile 2020.
