Siamo lieti di presentare uno dei nostri più ambiziosi progetti, ambientato in un contesto storico italiano e con una forte connessione con il paesaggio circostante.
Per motivi di privacy e NDA alcuni dettagli nelle immagini sono volutamente oscurati così come la location, che rimarrà segreta.
La presenza di innumerevoli vincoli ci ha spinto a sviluppare un progetto che coniugasse un forte rigore verso la normativa vigente e una forte connessione con il territorio e la flora circostanti.
Superficie globale di 3 ettari.
Dal masterplan è possibile osservare la complessità del tessuto pedonale che rappresenta l’ossatura dell’intero progetto. Il disegno prende ispirazione dal nastro di Mobius e comprende i sentieri principali (visibilmente più larghi) che collegano l’abitazione ad ogni area del giardino e quelli secondari, utili per lo più per collegare le aree di servizio.
Il desiderio nonché esigenza normativa di minimizzare input esterni come l’uso dell’acqua, unitamente alla necessità di rendere attraente e utile l’intera superficie dell’area, ci ha spinto a valutare un approccio innovativo. Le successioni vegetali (solitamente prateria, arbusteto e foresta climax) tipiche dei nostri ecosistemi mediterranei sono state rappresentate in miniatura sull’intera superficie.
E’ facile notare, specialmente per chi è del mestiere, la vicinanza tra abitazione (ambiente antropico) e ecosistema a gariga (ambiente naturale con suolo degradato). La gariga è uno degli ecosistemi più ricchi di biodiversità vegetale del pianeta e non rappresenta altro che uno stadio involutivo della macchia mediterranea, causato da erosione, aridità, incendi e disboscamento. Queste ultime delle cause frequentemente imputabili alle azioni dell’uomo su questo pianeta.
Man mano che ci si allontana dalla dimora padronale troviamo altre forme biologiche e le piccole camefite e geofite lasciano piano spazio alle emicriptofite ed infine alle fanerofite, tra cui annoveriamo arbusti e grandi alberi. Questo graduale aumento della complessità vegetale va di pari passo con la lontananza della presenza dell’uomo e così come accade in natura nelle successioni vegetali, termina con una fase climax finale riconducibile ad un bosco mediterraneo.
Un ecosistema climax come un bosco, posto ai confini della proprietà può essere un forte elemento attrattivo e spingere i fortunati fruitori ad uscire e visitare spesso l’intero giardino.
Ci è sembrato che tutto tornasse e funzionasse come un perfetto ciclo naturale e questa consapevolezza ha accompagnato tutto il nostro percorso progettuale, dal concept al complesso ed enorme progetto esecutivo.
Nella successiva immagine comprendiamo meglio i volumi e la complessità dell’intero progetto, così come la successione delle diverse associazioni vegetali. Ci scusiamo per i dettagli mancanti, volutamente oscurati.
La precedente superficie a tappeto erboso, grande circa un terzo dell’intera superficie, è stata sostituita da associazioni tra piante mediterranee e le uniche porzioni calpestabili sono ora costituite da prati naturali di Phyla nodiflora, Verbena x hybrida e Achillea crithmifolia. La presenza di Pinus pinea oltretutto rendeva obbligata la scelta di un prato che avesse un fabbisogno d’acqua minimo e quindi compatibile con le esigenze dei pini, sempre più in difficoltà per via dei pesanti attacchi parassitari.

La presenza di meravigliosi esemplari di Celtis australis, Cercis siliquastrum e Gleditsia triacanthos ci ha spinto a considerare l’intera area centrale del giardino come un’immensa prateria naturale. La normativa ci ha imposto di preservare il più possibile i presenti prati naturali e con una semplice ma mirata gestione dello sfalcio, sarà possibile ammirare l’alternanza delle fioriture e dei volumi dall’autunno all’estate, momento in cui tutta l’area viene sfalciata.

Tutte le aree a gariga, a gariga prateria, a macchia mediterranea e mantello, sono state progettate mediante il metodo del Mediterranean Mixed Planting. Questo innovativo metodo consente di creare equilibrati mix di piante e di associarle con particolare attenzione sia ai principi del Garden Design sia al ruolo ecologico che ogni pianta ha in natura. Il risultato è una simulazione di ecosistemi vegetali a bassa cura e gestione (chi mi conosce sa che non amo particolarmente associare il termine “manutenzione” a piante e giardini), capaci di intraprendere infinite vie evolutive. La guida del paesaggista e del giardiniere fa si che questi ecosistemi diano il meglio nel corso degli anni, intervenendo di rado con potature mirate, diserbo manuale ed eventuali e necessari piccoli cambiamenti.
Nelle seguenti immagini osserviamo le aree più pregiate del giardino, con la più alta complessità progettuale e visiva: gariga e gariga-prateria.



Questi mix prendono sostanzialmente vita da un foglio excel, dove per ogni superficie e per ogni tipo di ecosistema, ogni pianta viene indicata con una percentuale ben precisa ed inquadrata in una delle tre funzioni standard, strutturale, compagna o coprisuolo. Si ottiene così molto facilmente la quantità finale per ogni pianta. Successivamente si passa a posizionare singolarmente ogni pianta sul progetto ed infine, mediante una griglia 2mx2m a posizionare e piantare le piante nel terreno. Nella prossima immagine vediamo un estratto del progetto esecutivo, tavola Planting Design, in cui è possibile visionare la complessità dello schema di piantagione (clicca per ingrandire):
Tra le specie usate per gli ecosistemi a gariga e prateria, troviamo: Cistus x purpureus ‘Alan Fradd’, Stipa gigantea, Hyparrenia hirta, Lavandula x allardii, Achillea filipendulina ‘Coronation Gold’, Achillea millefolium ‘Paprika’, Ballota pseudodictamnus, Lavandula x intermedia ‘Grosso’, Cistus x lenis ‘Grayswood Pink’, Muhlenbergia reverchonii, Muhlenbergia rigens, Helictotrichon sempervirens, Phlomis russeliana, Perovskia ‘Little Spire’, Helichrysum orientale, Stachys byzantina, Festuca glauca ‘Elijah Blue’, Sesleria nitida, Achillea crithmifolia, Verbena rigida.
Per approfondire la tecnica di progettazione è possibile partecipare ai miei corsi online che tengo per la Scuola Agraria del Parco di Monza.
Particolare attenzione è stata data alla composizione dei viali, cercando di mantenere intatta la sensazione che si ha passando da un ecosistema all’altro. Ad esempio, attraversando garighe e macchie mediterranee passeremo su sentieri in ghiaia stabilizzata, oppure calpesteremo del soffice cippato camminando tra i boschi, ed infine dei semplici viali sfalciati scandiranno il passaggio nelle praterie autoctone. Ad ogni cambio di ecosistema sottili lastre di travertino locale sono state poste a separazione dei diversi materiali, interrompendo dolcemente.



Il nostro viaggio termina con panoramiche sui viali di ingresso, sui prati e sull’immancabile lago, circondato da vegetazione ripariale autoctona. Da tenere a mente che un elemento d’acqua sparso in giardino funge sempre da forte polo attrattivo, spingendo i visitatori a visitare continuamente spazi anche molto grandi.




La simulazione di ecosistemi naturali è perfettamente replicabile e anzi consigliata in ambiente urbano. Emulare associazioni naturali e metterle in successione simulando interi paesaggi, può sensibilizzare la popolazione aumentando la consapevolezza di ciò che ci circonda e di quanto sia importante per noi, senza trascurare l’enorme apporto in termini di servizi ecosistemici e di mitigazione dei devastanti effetti del cambiamento climatico in atto. Pensare ad un’alternativa agli ormai totalmente insostenibili tappeti erbosi è necessario e ormai doveroso.
Il progetto è coperto da copyright e ogni riproduzione è severamente vietata.[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row][vc_row][vc_column][vc_column_text]
Sezioni degli ecosistemi
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